Un fiume di persone alla Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia. Partecipa anche il procuratore Giancarlo Caselli
LATINA – Centomila persone in corteo per ricordare le vittime della mafia, per stringersi intorno alla famiglie di chi è stato ucciso. Sono arrivati da tutta Italia: giovani, anziani, genitori con i propri bambini, tante scuole, tante associazioni giovanili. Sono venuti anche in bicicletta: decine di ciclisti hanno alimentato il palco grazie all’energia elettrica prodotta dalle loro gambe. Un fiume raccolto, non chiassoso, ma allo stesso tempo potente ha invaso Latina, forte del messaggio del giorno precedente – lanciato da papa Francesco e più volte rimarcato da Don Ciotti – che invita i mafiosi alla conversione.
La conversione lontana
Parole che rimandano a quel famoso «Convertitevi» urlato da papa Giovanni Paolo II che ad Agrigento, nel 1993, invitava anche lui al ripensamento i mafiosi che, in quegli anni, sferravano allo Stato il più terribile attacco di sempre. Ma da allora le mafie non si sono fermate, hanno per certi versi cambiato forma, sono entrate nel mondo produttivo e nelle istituzioni con forza, e quando non ci riescono minacciano e uccidono. Come ha ricordato il presidente di Avviso pubblico, Roberto Montà: «Nel 2013 si sono registrati 351 atti intimidatori verso amministratori pubblici, mentre in tutto si contano, negli ultimi anni, ben 41 vittime».
Messaggio alla politica
Il 1993 è lontano, e nonostante le parole di un altro pontefice e il carisma di un altro sacerdote a veicolarle, il messaggio odierno è forse meno spirituale e più politico. Lo dimostrano alcuni inviti lanciati dal palco di Latina: approvare il 416 ter al più presto ( voto di scambio,ndr), riformulare i criteri della prescrizione, e poi, sul piano etico, ridare significato alle «parole malate» che Don Ciotti identifica nei due assi portanti della lotta alla criminalità: «Legalità ed Antimafia». Ha detto infatti: «Quanta legalità al servizio del potere». Aggiungendo: «Anche ‘antimafia’ è diventata una parola sospetta. Tutti dicono di essere contro la mafia, ma tra questi c’è chi ha costruito una falsa credibilità. Siamo noi tutti impegnati a far sì che questa parole non ce le rubino e non le svuotino di significato».
Famiglie senza verità
Il momento più emozionante della manifestazione è stata dunque la declamazione dei nomi delle vittime delle mafie di tutti i tempi e di tutti i paesi, aggiungendo anche un ricordo per i desaparecidos e per altri nomi da non dimenticare, come ad esempio quello di Anna Politkovskaja, o di Don Cesare Boschin, ucciso a Latina perché forse a conoscenza dei traffici illeciti delle ecomafie. Tra le vittime si contano 189 tra militari e forze dell’ordine, 25 magistrati e avvocati, 154 deceduti per pallottole vaganti o per uno scambio di persona, 67 vittime innocenti uccise perché’ parenti di mafiosi o testimoni scomodi, 107 persone esposte a racket e pizzo, 88 sindacalisti e contadini, sette lavoratori nella sanità’ uccisi perché si opponevano alla corruzione, 12 giornalisti e 80 minorenni. Libera chiede «verità e giustizia» per le stragi e le vittime perché «il 70% dei familiari delle 900 vittime innocenti ancora non conoscono la verità».
Sul palco
A declamare i nomi i paladini noti e meno noti della lotta al crimine, i familiari che piangono ancora i propri cari, ed un nutrito drappello di uomini delle istituzioni. Solo per citarne alcuni: il prefetto di Latina Antonio D’Acunto che ha letto il messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il ministro Andrea Orlando, il presidente Grasso, il presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, il sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi in qualità di padrone di casa, il sottosegretario Sesa Amici, il questore Intini, il vicesindaco di Roma Luigi Nieri, il magistrato Antonio Ingroia. Ha chiuso la lettura del rosario civile l’ex procuratore Giancarlo Caselli, che rivolgendosi alle vittime ed alle famiglie presenti in piazza ha detto: «A voi la nostra memoria ed il nostro impegno».
21 marzo sia legge
Don Luigi Ciotti ha inoltre ribadito l’invito a istituzionalizzare l’appuntamento che Libera celebra ormai da quasi venti anni: «Chiediamo che la politica decreti per legge che il 21 marzo sia la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Chiediamo che lo Stato riconosca questo giorno. Non ci sono più alibi». «Essere qui ha un significato ben preciso, per noi è un segnale importante – ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso – Il Parlamento ha in esame diverse iniziative come quella sul voto di scambio che dovrà passare in Senato. Ci sono poi iniziative governative perché la lotta alla criminalità è una priorità per il governo». Grasso ha infine ricordato quanti sono morti a causa della mafia e ha ribadito l’impegno del Parlamento e del governo per dare risposte ai familiari. «Ci sono ancora familiari delle vittime delle mafie – ha detto – che aspettano i risarcimenti».