Processo “Recupero”, Giuseppe Costa e i tanti black-out

Processo “Recupero”, Giuseppe Costa e i tanti black-out

Gianluca Albanese

LOCRI – Quanti black-out nell’udienza di oggi del processo “Recupero” a carico di decine di presunti  boss e gregari della ‘ndrangheta sidernese…Black-out in senso stretto, visto che l’interruzione del servizio di energia elettrica ha causato la sospensione dei lavori per due ore, poco dopo l’inizio; black-out in senso lato, intesi come vuoti di memoria e mancanza di precisione nell’esame (e soprattutto nel controesame) del collaboratore di giustizia Giuseppe Costa, teste dell’accusa ed ergastolano che il 28 agosto del 2012 decise di avviare un percorso di collaborazione “Dopo aver appreso – ha detto il boss della cosca di ‘ndrangheta contrapposta a quella dei Commisso – dalla lettura dei giornali che mio fratello Tommaso voleva smetterla con la malavita e che disse di non aver commesso alcun omicidio. L’ho fatto non tanto perché gli altri detenuti che erano in carcere con me iniziarono a emarginarmi e in alcuni casi togliermi il saluto; nemmeno per il serio pericolo che fossi ucciso in carcere, magari sotto la doccia, ma perché penso ai miei nipoti che hanno fatto una scelta di vita onesta e improntata al lavoro e che non meritano di provare tutti i dispiaceri che ho provato io, con quasi tutti i miei fratelli uccisi nel corso della faida.

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Faida di Siderno, le verità di Giuseppe Costa

Faida di Siderno, le
verità di Giuseppe Costa

15/12/2013

I verbali che stanno per entrare nel processo “Recupero” raccontano particolari inediti sulla scia di sangue lunga 59 omicidi, che segnò la sconfitta del suo clan. «Mio fratello Tommaso sbagliò a far uccidere Figliomeni “u briganti”. Sandro? Sindaco grazie ai Commisso»

Stanno per piombare sul processo “Recupero – Bene comune” in corso davanti al Tribunale di Locri le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Costa, 64 anni e ex boss del clan omonimo e fratello di Tommaso, che sconta in carcere gli ergastoli per gli omicidi di Pasquale Simari e Gianluca Congiusta.

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Maria Carmela Lanzetta, nominata ministro per gli Affari regionali nel primo governo Renzi

Lanzetta, un ministro
anti-‘ndrangheta

22/02/2014

Maria Carmela Lanzetta, nominata ministro per gli Affari regionali nel primo governo Renzi, è stata sindaco di Monasterace, comune della Locride, fino al luglio dello scorso anno.

Maria Carmela Lanzetta, nominata ministro per gli Affari regionali nel primo governo Renzi, è stata sindaco di Monasterace, comune della Locride, fino al luglio dello scorso anno.

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Governo Renzi, quando Orlando diceva “sono favorevole ad abolizione ergastolo”

Governo Renzi, quando Orlando diceva “sono favorevole ad abolizione ergastolo”

Nominato ministro della Giustizia dall’ex sindaco di Firenze, il dirigente Pd in trasloco dall’Ambiente, non ha particolare formazione sul tema. Fatta eccezione per il periodo in cui ha ricoperto la carica di responsabile in materia su richiesta di Pier Luigi Bersani. Di lui si ricordano un’intervista al Foglio, colma di proposte in stile Pdl, e una dichiarazione, lo scorso febbraio, in cui avanzava l’ipotesi di una riflessione sulla revisione del 41 bis

Governo Renzi, quando Orlando diceva “sono favorevole ad abolizione ergastolo”

Doveva essere Nicola Gratteri e invece sarà Andrea Orlando.

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Governo Renzi auto-rottamato, fatto fuori Gratteri restano solo lobby e gattopardi

Governo Renzi auto-rottamato, fatto fuori Gratteri restano solo lobby e gattopardi

di | 21 febbraio 2014

Governo Renzi auto-rottamato, fatto fuori Gratteri restano solo lobby e gattopardi

Nel 1994 era stato Cesare Previti, l’avvocato degli affari sporchi di Silvio Berlusconi, a entrare al Quirinale come Guardasigilli in pectore e a uscire degradato. Sull’onda dell’indignazione suscitata dalla scoperta di Tangentopoli, il Colle aveva detto no. E Previti era finito alla Difesa. Oggi, nel mondo alla rovescia dei ladri e della Casta, a venir depennato all’ultimo momento dalla lista ministri, è Nicola Gratteri, stimato magistrato antimafia, la cui colpa principale è quella di aver sognato di poter far funzionare la giustizia anche in Italia . Gratteri resterà in Calabria. E per la gioia della ‘ndrangheta, delle consorterie politico-mafiose e dell’Eterno Presidente, Giorgio Napolitano, in via Arenula ci finisce l’ex ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, celebre per aver chiesto l’abolizione dell’ergastolo e proposto l’abrogazione dell’obbligatorietà dell‘azione penale.

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Giustizia e perdono: una coesistenza possibile?

Giustizia e perdono: una coesistenza possibile?

Pisa 19_02_2014

Rielaborazione e sintesi a cura di Emiliano Tognetti

 “Giustizia e perdono: dalla legge all’uomo, un passo oltre le sbarre”: un tema all’apparenza molto lontano dalla società civile e che invece riguarda ognuno di noi.

Di questo tema si è parlato lo scorso 18 febbraio nell’Aula magna del Polo Carmignani a Pisa. La serata, organizzata dal Gruppo Universitari San Frediano, ha visto la partecipazione di numerosi studenti e l’intervento di relatori d’eccezione.

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Scoperto “ponte” della droga tra ‘ndrangheta e mafia Usa. Arrestato boss Francesco Ursino

Scoperto “ponte” della droga tra ‘ndrangheta e mafia Usa.

Arrestato boss Francesco Ursino Polizia ed Fbi insieme nell’operazione “New Bridge”: 24 fermi, di cui sette a New York, una quarantina di indagati, per un traffico che coinvolge i mafiosi americani dei Gambino e le cosche della Calabria ionica degli Ursino e Simonetta. Droga, ma anche armi, dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, eroina esportata verso gli Usa. Fondamentali le informazioni di un infiltrato: “Jonny l’americano”

ROMA – La polizia italiana e l’Fbi fianco a fianco nell’operazione “New Bridge”, che ha smantellato il “ponte” eretto tra le due sponde dell’Atlantico dalle cosche della ‘ndrangheta e dalla mafia americana. Un sodalizio, quello intrecciato tra le cosche della Calabria ionica degli Ursino e dei Simonetta con la storica famiglia italo-americana dei Gambino, che avrebbe permesso alla criminalità organizzata di mettere in piedi un traffico internazionale di stupefacenti, ma anche di armi, di grandissime proporzioni, il tutto condito dal riciclaggio di denaro sporco.

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