Processo “Recupero”, Giuseppe Costa e i tanti black-out
Gianluca Albanese
LOCRI – Quanti black-out nell’udienza di oggi del processo “Recupero” a carico di decine di presunti boss e gregari della ‘ndrangheta sidernese…Black-out in senso stretto, visto che l’interruzione del servizio di energia elettrica ha causato la sospensione dei lavori per due ore, poco dopo l’inizio; black-out in senso lato, intesi come vuoti di memoria e mancanza di precisione nell’esame (e soprattutto nel controesame) del collaboratore di giustizia Giuseppe Costa, teste dell’accusa ed ergastolano che il 28 agosto del 2012 decise di avviare un percorso di collaborazione “Dopo aver appreso – ha detto il boss della cosca di ‘ndrangheta contrapposta a quella dei Commisso – dalla lettura dei giornali che mio fratello Tommaso voleva smetterla con la malavita e che disse di non aver commesso alcun omicidio. L’ho fatto non tanto perché gli altri detenuti che erano in carcere con me iniziarono a emarginarmi e in alcuni casi togliermi il saluto; nemmeno per il serio pericolo che fossi ucciso in carcere, magari sotto la doccia, ma perché penso ai miei nipoti che hanno fatto una scelta di vita onesta e improntata al lavoro e che non meritano di provare tutti i dispiaceri che ho provato io, con quasi tutti i miei fratelli uccisi nel corso della faida.