Kiterion, condanne per oltre 116 anni di carcere e 30mila euro di risarcimento per Libera

Oltre 116 anni di carcere per gli undici imputati col rito ordinario per Kiterion.

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di Bruno Palermo

Questa la sentenza di primo grado letta questo pomeriggio nel Tribunale di Crotone. Kiterion è l’operazione della della DDA di Catanzaro denominata gemella di “Aemilia” e “Pesci”.

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Riace, ispettori prefettizi conquistati dal modello di accoglienza

Funzionari rapiti dal microcosmo di perfetta integrazione costruito nel piccolo borgo dal sindaco Lucano

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“La Prefettura di Reggio Calabria lo scorso 20 febbraio ha finalmente trasmesso al sindaco Mimmo Lucano, dopo non poche resistenze, la relazione relativa all’ultima visita ispettiva svolta nel borgo di Riace sul sistema di accoglienza e di integrazione dei migranti adottato dall’amministrazione comunale, oggetto di un’inchiesta da parte della magistratura.

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“Dell’Utri fuori dal carcere”. Firmato Potere al Popolo

Abolizione del 41 bis e del principio del fine pena mai. Pietro Milazzo: “È il garantismo di sinistra, la detenzione non deve essere vendetta”.

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 di Miriam Di Peri
“Siamo stati promotori del referendum sull’abolizione dell’ergastolo, quella dello Stato deve essere una condanna, non può essere in nessun caso una vendetta. Siamo contro la pena di morte, siamo contro l’ergastolo.

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Abolizione del 41bis? Un regalo alla mafia

Ad affermarlo è Giuseppe Ciminnisi, responsabile nazionale dei familiari di vittime di mafia dell’associazione “I cittadini contro le mafie e la corruzione.

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“Paradossalmente, mentre si svolge il processo sulla cosiddetta “Trattativa Stato-Mafia” che avrebbe dovuto portare i mafiosi ad abbandonare la strategia stragista, ottenendo in cambio un alleggerimento delle pene, compresa l’abolizione del regime di 41bis, in piena campagna elettorale Potere al Popolo chiede l’abolizione del carcere duro per i mafiosi.

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‘Ndrangheta, processo a cosca Condello di Reggio Chiesti cinque secoli di carcere nel rito abbreviato Calabria

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REGGIO CALABRIA – Oltre cinque secoli e mezzo di carcere sono stati chiesti dal procuratore aggiunto distrettuale di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo a conclusione della requisitoria nel processo scaturito dall’operazione “Sansone” a carico delle cosche di ‘ndrangheta di Villa San Giovanni, celebrato con il rito abbreviato.

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Reggio Calabria, condannati per ‘ndrangheta ancora pagati dalla Provincia

Stipendi versati dall’Asp a medici, infermieri e dirigenti in carcere per reati gravissimi. Tra loro anche il mandante dell’ex presidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno.

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L’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria sta continuando a pagare, e in alcuni casi avviene da anni, propri dipendenti condannati per reati di mafia o di altra natura e comunque interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e che quindi dovevano essere licenziati. Oppure che hanno lasciato il lavoro per altre cause. È la denuncia presentata alla procura della Repubblica dal direttore generale dell’Asp Giacomino Brancati e di cui lo stesso direttore generale ha parlato in un’intervista al TgR della Calabria.

ANOMALIE SU VARI DIPENDENTI. Tra i nomi che figurano nell’elenco, c’è anche quello, anche se soltanto per un periodo di un anno, di Alessandro Marcianò, il caposala dell’ospedale di Locri condannato all’ergastolo con l’accusa di essere stato il mandante dell’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, ucciso a Locri il 16 ottobre del 2005. «Io» – ha detto all’Ansa Giacomino Brancati – «faccio la mia opera, anche se tanti dovrebbero contribuire a quest’attività. Nel corso di quest’attività di ricognizione sugli elementi di disordine, l’argomento più importante è la cattiva organizzazione. Questa opera di osservazione ha riguardato anche l’utilizzo del personale, con l’esatta collocazione di ciascuno. Una verifica che ci ha consentito di scoprire anomalie che riguardavano a vario titolo alcuni dipendenti».

ASSEGNO EROGATO PER OLTRE 10 ANNI. «Un impiegato, per esempio, è risultato affetto da problemi psichici ed è sparito per i fatti suoi. Ed al di là del caso clamoroso di Alessandro Marcianò, condannato in via definitiva all’ergastolo, ce ne sono anche altri. Non tanto per la condanna, quanto per le pene accessorie comminate, come l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per queste persone c’è un periodo di garanzia durante il quale hanno diritto a un determinato trattamento economico e, successivamente, al cosiddetto ‘assegno alimentare’. Devo dire che l’azienda ha liquidato soltanto l’assegno alimentare, che per Marcianò, in particolare, è durato poco più di un anno. Per un altro si é protratto per cinque-sei mesi. Ma c’è un altro dipendente, anche lui condannato, al quale l’assegno è stato erogato addirittura per 10 anni. È mai possibile che per 10 anni nessuno si sia accorto di nulla?».

SEGNALAZIONE ALLA CORTE DEI CONTI. «Io» – ha proseguito Brancati – «ho fatto la segnalazione alla procura della Repubblica e abbiamo avviato i provvedimenti amministrativi conseguenti. Perché quello che non è stato fatto, ora bisogna comunque metterlo in atto. E tocca a me farlo. I miei uffici hanno l’obbligo di agire. E c’è anche da affrontare un passaggio diverso, indipendentemente da quello che accerterà la magistratura sulla natura dolosa o meno di queste condotte: accertare le responsabilità all’interno dell’azienda. Questo èun ente che opera in un territorio difficile in cui è facile pensare male. E cioè che tutto sia stato fatto apposta. Ma indipendentemente da questo, io ho il dovere, come azienda, di andare avanti perché eventualmente dovrò anche attivare un altro tipo di segnalazione, quella alla Corte dei Conti. Occorre verificare, in altri termini, se ci sono le condizioni per avviare azioni di responsabilità contabile nei confronti di qualcuno».

Fonte: lettera 43

Tra i nuovi prefetti anche il superpoliziotto Giuseppe Gualtieri

Per lungo tempo impegnato nelle varie province calabresi, è stato Questore a Trapani, Potenza, Catania e Caserta. Ha partecipato alle indagini che hanno portato alla cattura di Provenzano

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ROMA Per decisone del Consiglio dei ministri è stato nominato prefetto il dirigente generale della Polizia di Stato Giuseppe Gualtieri.

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Mafia, parla Gratteri: “Dopo la morte di Riina non cambia nulla, è sbagliato festeggiare”

Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro: “E’ stato importante che Riina non sia stato mandato ai domiciliari perché il senso del 41bis è impedire che il detenuto mandi messaggi di morte all’esterno. Ma non c’è mai stato un vuoto di potere”

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Stefano Pagliarini – Ancona Today
“Quella testata costerà cara a chi l’ha data e al clan del territorio perché adesso sicuramente le forze dell’ordine si concentreranno lì, la Procura locale presterà più attenzione e ci sarà un contrasto serio sul piano amministrativo partendo da quei locali pubblici dove si respira il clima di ferocia tipico della mafia e che si possono chiudere in poco tempo”.

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La morte di Riina. L’altra Corleone che volta pagina

Il lavoro ‘pulito’ delle tre cooperative sui terreni confiscati. Da 15 anni, olio, legumi e passata di pomodoro biologici dagli 800 ettari appartenuti ai boss. Nuove generazioni in prima linea

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Antonio Maria Mira

C’è un’altra Corleone che non ha niente a che fare con Totò Riina, che non vuole avere nulla a che fare col capo di ‘cosa nostra’. Che ogni giorno si sporca le mani di terra riscattata da lavoro pulito e vero.

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